Che cosa ci porta a cercare il senso profondo della nostra esistenza?
Perché, diciamocelo, capita a tutte e tutti almeno una volta nella vita
di chiedersi che senso abbia il nostro essere al mondo e se possiamo essere noi
a decidere in cosa questo senso consista.
La dimensione spirituale è il terzo (macro) elemento di cui siamo fatti,
insieme a mente e corpo ed è indissolubilmente collegato agli altri due. Fa
parte del triangolo che ci fa sentire vivi e che ci distingue dagli altri
esseri viventi. Ma quanti di noi decidono di entrarci realmente in contatto? Quanti
decidono di esplorarla?
Da piccoli veniamo indirizzati, spesso influenzati dall’ambiente in cui
cresciamo.
Che la direzione coincida con la religione dei nostri genitori o di chi
si prende cura di noi, oppure ci venga detto che si tratta di un qualcosa di
talmente personale che saremo noi a decidere in età adulta, l’ambito spirituale,
di fatto, viene considerato parte integrante della nostra esistenza, un aspetto
in merito al quale arriverà, prima o poi, il momento di interrogarci. Anche se,
naturalmente, spiritualità e religione non necessariamente coincidono.
Ed è qui che si apre un mondo.
È risaputo che fin dai tempi preistorici l’uomo percepisce l’esistenza
di qualcosa di più grande, di non essere fatto solo di istinto, emozioni e
capacità intellettive. Avverte che esiste qualcosa di molto più profondo sia
dento che fuori di sé. A prescindere da come decida di nominarlo e di
rapportarvisi. E, anche laddove le riflessioni dovessero portare a una
posizione che non contempla il divino, rimane impossibile prescindere dalla spiritualità
interiore, quella componente innata che, insieme alla mente e al corpo, appunto,
ci rende completi, ma soprattutto unici e irripetibili come individui.
Si tratta di qualcosa di molto più complesso della mera coscienza. Ha a
che fare con la morale, con i valori, con la propria natura e con come questa
evolve nel suo manifestarsi man mano che avanziamo nel nostro percorso di vita.
Per molto tempo le religioni hanno offerto un porto sicuro da questo
punto di vista, aiutando i fedeli a orientare i comportamenti e le scelte in
merito a ciò che è giusto o sbagliato attraverso un sistema di ideali e aspirazioni
verso il quale tendere nel dare forma ai nostri progetti di vita. Tramite
lo stesso sistema, spesso, si regolava il funzionamento della società (con i
pro e i contro che questo ha comportato).
Nell’età moderna, però, qualcosa è cambiato. Il progresso e la globalizzazione
hanno reso accessibili tutta una serie di elementi (conoscenza, mezzi,
destinazioni) in precedenza irraggiungibili per la stragrande maggioranza delle
persone, spostando sempre più l’attenzione verso un concetto di benessere
di tipo materialistico. I nuovi parametri di riferimento sono diventati le
evidenze derivanti dal possesso di oggetti che simboleggiano lo status
economico di riferimento, associati a potere e successo, con la conseguente urgenza
di mostrarli pubblicamente per essere accettati dalla società.
Le conseguenze di questo cambiamento sono ormai sotto gli occhi di tutti:
violenza, devastazione, impoverimento culturale e senso di disorientamento,
soprattutto delle nuove generazioni private, nel tempo, di ideali in grado di scuotere
coscienze e ispirare azioni e movimenti in nome del bene comune.
L’inaridimento emotivo provocato dall’utilizzo sregolato dei social
network e la cultura del materialismo ci hanno allontanati dal contatto col
nostro mondo interiore, con la nostra vera natura, con la parte di noi
che ci rende unici e irripetibili, provocando un disallineamento tra mondo
interiore e mondo esterno i cui effetti si traducono in un senso di
insoddisfazione o frustrazione che cresce man mano che accumuliamo traguardi
frutto di obiettivi indotti, più che scelti.
Quando il nostro io più profondo trova spazio, invece, troviamo il
coraggio di incarnare fino in fondo ciò che siamo anche quando appare in
controtendenza, superando il timore di non essere accettati poiché non omologati
ai dettami di una società che ci ingabbia in categorie prestabilite, al fine di
poter vendere più agevolmente prodotti che generano profitto ma non benessere.
Non è un caso che stress e bornout, così come altri disagi psicologici
quali ansia, depressione, crisi di panico, siano ai massimi storici. Ciononostante,
la maggior parte delle persone continua a concentrarsi sui sintomi assumendo
medicinali che li mettano a tacere, trascurando la causa o le cause.
Ecco che allora la domanda iniziale che tutti, almeno una volta nella
vita, ci siamo posti su quale sia il senso della nostra esistenza, torna a
farsi strada chiedendo spazio, chiedendo ascolto.
In un mondo fatto di categorie e di etichette, questa domanda può
spaventare, soprattutto se non ci si sente a proprio agio in nessuna di esse,
ma in realtà è proprio da quella domanda che inizia un processo di posizionamento
personale in grado di sostenerci nei momenti di difficoltà, anche di fronte
alle peggiori tempeste.
Per potervi rispondere occorre intraprendere un viaggio dentro sé stessi,
alla ricerca della nostra essenza originaria, quel nucleo innato di
disposizioni, sensibilità, inclinazioni e modi di essere che precede qualsiasi
apprendimento, significato o narrazione personale. Si tratta della componente
più pura della nostra personalità, del nostro io, della nostra identità.
Ed è precisamente tornando lì, al centro di noi stessi, che
possiamo costruire una base sicura, alla quale tornare ogni qualvolta ci sentiamo
persi, oppure quando siamo chiamati a prendere una decisione importante e
dobbiamo valutare diverse possibilità.
È sul nucleo originario del sé che si fonda la nostra
identità ed è da lì che dovrebbe derivare il nostro stare nel mondo. È da
lì che dovremmo partire per cercare il senso profondo della nostra esistenza,
quello che ci fa sentire vivi, sereni, in condizione di rapportarci al meglio
con gli altri e felici di svegliarci al mattino e incominciare una nuova
giornata.
Come fare?
Lo esploreremo insieme nei prossimi post, passo dopo passo.
Molto interessante!
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