domenica 17 maggio 2026

IL SENSO PROFONDO

 Che cosa ci porta a cercare il senso profondo della nostra esistenza?

Perché, diciamocelo, capita a tutte e tutti almeno una volta nella vita di chiedersi che senso abbia il nostro essere al mondo e se possiamo essere noi a decidere in cosa questo senso consista.

La dimensione spirituale è il terzo (macro) elemento di cui siamo fatti, insieme a mente e corpo ed è indissolubilmente collegato agli altri due. Fa parte del triangolo che ci fa sentire vivi e che ci distingue dagli altri esseri viventi. Ma quanti di noi decidono di entrarci realmente in contatto? Quanti decidono di esplorarla?

Da piccoli veniamo indirizzati, spesso influenzati dall’ambiente in cui cresciamo.

Che la direzione coincida con la religione dei nostri genitori o di chi si prende cura di noi, oppure ci venga detto che si tratta di un qualcosa di talmente personale che saremo noi a decidere in età adulta, l’ambito spirituale, di fatto, viene considerato parte integrante della nostra esistenza, un aspetto in merito al quale arriverà, prima o poi, il momento di interrogarci. Anche se, naturalmente, spiritualità e religione non necessariamente coincidono.

Ed è qui che si apre un mondo.

È risaputo che fin dai tempi preistorici l’uomo percepisce l’esistenza di qualcosa di più grande, di non essere fatto solo di istinto, emozioni e capacità intellettive. Avverte che esiste qualcosa di molto più profondo sia dento che fuori di sé. A prescindere da come decida di nominarlo e di rapportarvisi. E, anche laddove le riflessioni dovessero portare a una posizione che non contempla il divino, rimane impossibile prescindere dalla spiritualità interiore, quella componente innata che, insieme alla mente e al corpo, appunto, ci rende completi, ma soprattutto unici e irripetibili come individui.

Si tratta di qualcosa di molto più complesso della mera coscienza. Ha a che fare con la morale, con i valori, con la propria natura e con come questa evolve nel suo manifestarsi man mano che avanziamo nel nostro percorso di vita.

Per molto tempo le religioni hanno offerto un porto sicuro da questo punto di vista, aiutando i fedeli a orientare i comportamenti e le scelte in merito a ciò che è giusto o sbagliato attraverso un sistema di ideali e aspirazioni verso il quale tendere nel dare forma ai nostri progetti di vita. Tramite lo stesso sistema, spesso, si regolava il funzionamento della società (con i pro e i contro che questo ha comportato).

Nell’età moderna, però, qualcosa è cambiato. Il progresso e la globalizzazione hanno reso accessibili tutta una serie di elementi (conoscenza, mezzi, destinazioni) in precedenza irraggiungibili per la stragrande maggioranza delle persone, spostando sempre più l’attenzione verso un concetto di benessere di tipo materialistico. I nuovi parametri di riferimento sono diventati le evidenze derivanti dal possesso di oggetti che simboleggiano lo status economico di riferimento, associati a potere e successo, con la conseguente urgenza di mostrarli pubblicamente per essere accettati dalla società.

Le conseguenze di questo cambiamento sono ormai sotto gli occhi di tutti: violenza, devastazione, impoverimento culturale e senso di disorientamento, soprattutto delle nuove generazioni private, nel tempo, di ideali in grado di scuotere coscienze e ispirare azioni e movimenti in nome del bene comune.

L’inaridimento emotivo provocato dall’utilizzo sregolato dei social network e la cultura del materialismo ci hanno allontanati dal contatto col nostro mondo interiore, con la nostra vera natura, con la parte di noi che ci rende unici e irripetibili, provocando un disallineamento tra mondo interiore e mondo esterno i cui effetti si traducono in un senso di insoddisfazione o frustrazione che cresce man mano che accumuliamo traguardi frutto di obiettivi indotti, più che scelti.

Quando il nostro io più profondo trova spazio, invece, troviamo il coraggio di incarnare fino in fondo ciò che siamo anche quando appare in controtendenza, superando il timore di non essere accettati poiché non omologati ai dettami di una società che ci ingabbia in categorie prestabilite, al fine di poter vendere più agevolmente prodotti che generano profitto ma non benessere.

Non è un caso che stress e bornout, così come altri disagi psicologici quali ansia, depressione, crisi di panico, siano ai massimi storici. Ciononostante, la maggior parte delle persone continua a concentrarsi sui sintomi assumendo medicinali che li mettano a tacere, trascurando la causa o le cause.

Ecco che allora la domanda iniziale che tutti, almeno una volta nella vita, ci siamo posti su quale sia il senso della nostra esistenza, torna a farsi strada chiedendo spazio, chiedendo ascolto.

In un mondo fatto di categorie e di etichette, questa domanda può spaventare, soprattutto se non ci si sente a proprio agio in nessuna di esse, ma in realtà è proprio da quella domanda che inizia un processo di posizionamento personale in grado di sostenerci nei momenti di difficoltà, anche di fronte alle peggiori tempeste.

Per potervi rispondere occorre intraprendere un viaggio dentro sé stessi, alla ricerca della nostra essenza originaria, quel nucleo innato di disposizioni, sensibilità, inclinazioni e modi di essere che precede qualsiasi apprendimento, significato o narrazione personale. Si tratta della componente più pura della nostra personalità, del nostro io, della nostra identità.

Ed è precisamente tornando lì, al centro di noi stessi, che possiamo costruire una base sicura, alla quale tornare ogni qualvolta ci sentiamo persi, oppure quando siamo chiamati a prendere una decisione importante e dobbiamo valutare diverse possibilità.

È sul nucleo originario del sé che si fonda la nostra identità ed è da lì che dovrebbe derivare il nostro stare nel mondo. È da lì che dovremmo partire per cercare il senso profondo della nostra esistenza, quello che ci fa sentire vivi, sereni, in condizione di rapportarci al meglio con gli altri e felici di svegliarci al mattino e incominciare una nuova giornata.

Come fare?

Lo esploreremo insieme nei prossimi post, passo dopo passo.

Dignità

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